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Covid e infarti

Covid e infarti

COVID-19, Patologie Cardiache e Infarti del Miocardio: Il Parere del Prof. Valerio Sanguigni

Negli ultimi anni, numerosi studi hanno evidenziato il legame tra l'infezione da COVID-19 e un aumento del rischio di patologie cardiovascolari, con particolare riferimento agli infarti del miocardio e ad altre complicanze cardiache. Il professor Valerio Sanguigni, cardiologo, sottolinea come ricerche recenti – tra cui uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature Medicine – abbiano evidenziato un incremento significativo di eventi cardiovascolari nei pazienti che hanno contratto il COVID-19, soprattutto tra coloro che soffrono di Long COVID.

Secondo i dati riportati, il rischio di attacchi ischemici nei pazienti post-COVID aumenta del 63%, gli attacchi di cuore del 69%, le aritmie del 52% e l’ictus del 72%. Ancora più allarmante è il dato relativo all’insufficienza cardiaca, con un incremento del 300%, e alla formazione di coaguli nei polmoni, che rappresentano una delle complicanze più pericolose dell’infezione.

Un ulteriore studio condotto dall’Università di Roma La Sapienza in collaborazione con l’Università Federico II di Napoli ha confermato questa tendenza, analizzando un database di pazienti con patologie post-COVID. I risultati mostrano un raddoppio dei casi di infarto del miocardio, rafforzando l’ipotesi che il virus possa avere un impatto diretto e duraturo sul sistema cardiovascolare.

La Necessità di un Approccio Terapeutico Mirato

Secondo il professor Sanguigni, alla luce di questi dati, è fondamentale che i medici adottino strategie di prevenzione mirate, specialmente per i soggetti fragili o già affetti da patologie cardiovascolari. In particolare, sottolinea l’importanza della prescrizione degli antivirali durante la fase acuta dell’infezione: se somministrati tempestivamente, questi farmaci possono bloccare la progressione della malattia e ridurre il rischio di complicanze a lungo termine.

Questa prospettiva è in linea con le più recenti indicazioni scientifiche, che suggeriscono un approccio multidisciplinare nella gestione del COVID-19 e delle sue conseguenze. Oltre all’utilizzo degli antivirali, è essenziale monitorare i pazienti post-COVID con esami cardiologici approfonditi, valutando la funzione endoteliale, il rischio trombotico e l’eventuale presenza di infiammazione persistente.

Le evidenze raccolte fino ad oggi confermano che il COVID-19 non è solo una malattia respiratoria, ma può avere effetti sistemici che coinvolgono l’apparato cardiovascolare anche a distanza di mesi dall’infezione. L’infiammazione sistemica e l’aumento della coagulabilità del sangue rappresentano fattori chiave nel determinare il rischio cardiovascolare post-COVID.

Per questo motivo, la comunità scientifica è chiamata a proseguire le ricerche per comprendere a fondo i meccanismi attraverso cui il virus SARS-CoV-2 influenza il sistema cardiocircolatorio e per sviluppare strategie terapeutiche efficaci nella prevenzione e gestione delle complicanze. Nel frattempo, è cruciale che i medici adottino un approccio proattivo, identificando tempestivamente i pazienti a rischio e garantendo loro un adeguato follow-up cardiologico.

 

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Ascolta il podcast con il prof. Valerio Sanguigni 



Vedi l'intervista con il prof. Valerio Sanguini